In breve: l'educazione emotiva è la capacità di riconoscere, nominare e gestire ciò che si prova. Si allena come un muscolo, si comincia prima di quanto pensiamo e lo strumento più potente che abbiamo in casa è anche il più semplice: le storie lette insieme.
Che cos'è l'educazione emotiva (e perché se ne parla tanto)
Un bambino di tre anni che urla perché la banana è «rotta» non è maleducato: sta provando un'emozione più grande delle parole che possiede. L'educazione emotiva serve esattamente a questo — a costruire, poco alla volta, il vocabolario e gli strumenti per abitare ciò che si prova. Le ricerche in ambito pedagogico concordano: i bambini che imparano presto a riconoscere le proprie emozioni sviluppano relazioni più serene, maggiore concentrazione e più fiducia in sé stessi.
Le quattro emozioni da cui partire
Non serve un manuale di psicologia. Per i primi anni bastano le quattro emozioni di base: gioia, rabbia, paura e tristezza. Sono i quattro colori primari del mondo interiore: quando un bambino sa dire «sono arrabbiato» invece di lanciare il gioco, ha già fatto metà del lavoro.
Cinque modi per allenarle ogni giorno
- Dai un nome a ciò che vedi. «Mi sembri arrabbiato», «che faccia felice!». Nominare l'emozione al posto del bambino, senza giudicarla, è la lezione più efficace che esista.
- Accogli l'emozione, contieni il comportamento. «Capisco che sei furioso. Non si morde.» Le due frasi possono convivere: la prima valida, la seconda protegge.
- Racconta le tue, di emozioni. «Oggi la mamma è un po' stanca e triste.» I bambini imparano guardando noi molto più che ascoltando le nostre prediche.
- Gioca al «come ti senti?» Davanti allo specchio, con le faccine, a fine giornata: trasformare le emozioni in gioco toglie loro il peso.
- Leggete storie di emozioni, insieme. Ed è qui che succede la magia — vediamo perché.
Perché le storie funzionano così bene
Quando la rabbia ce l'ha il protagonista del libro, il bambino può guardarla da una distanza sicura: non è la sua, può osservarla, riconoscerla, perfino farci amicizia. È il motivo per cui pedagogisti ed educatori consigliano gli albi illustrati sulle emozioni come primo strumento concreto di educazione emotiva. Riletture comprese: quella storia chiesta «ancora una volta» per la ventesima sera di fila sta facendo esattamente il suo lavoro.
Se poi la storia si può anche ascoltare — con una voce narrante, le musiche, i suoni della pagina — l'esperienza diventa multisensoriale e il bambino può tornarci anche da solo, al suo ritmo. È l'idea da cui nasce la nostra penna parlante GiGi.
Da che età si comincia?
Prima di quanto si pensi. Già a pochi mesi i bambini leggono il volto di chi li accudisce; verso i 2 anni possono indicare le faccine di gioia e tristezza; tra i 3 e i 6 anni arriva il momento d'oro in cui nominare le emozioni diventa un gioco quotidiano. Non esiste un «troppo presto» per una storia letta in braccio.
Per approfondire le singole emozioni: abbiamo dedicato una guida alla rabbia e ai capricci e una alla paura del buio.
La collana «Le mie emozioni»
Quattro albi illustrati — Gioia, Rabbia, Paura e Tristezza — da leggere e ascoltare con la penna parlante GiGi.
Scopri la collana